Lettera a Wando, Regista tra Show e Quotidianità

marco livio vision lettera a wando

La vita di tutti i giorni si divide in tre parti: pubblica, privata e segreta.

Ognuno sceglie se, come e quale identità proiettare.

Io ho fatto del profilo social il mio palcoscenico.

Su di esso viene messo in scena un riflesso accuratamente selezionato di ciò che decido di mostrare.

Una visione ben controllata.

Si, perché come in ogni spettacolo, ciò che appare non è quasi mai ciò che è scritto nel copione originale.

Viene mostrato solo ciò che deve, e può, essere visto.

Tutto il resto è celato dietro le quinte: protetto, distorto, filtrato, protetto tra le tende che costellano i corridoi del teatro, oltre lo sguardo famelico della platea e narrato con il ritardo necessario perché diventi racconto. Non confessione.

Ma dietro le luci e le inquadrature, c’è sempre un protagonista, o meglio, un regista.

Una mente che decide quando, come e soprattutto cosa. Affinché la luce dell’occhio di bue inondi il palco e il clamore degli applausi oscurino ciò che non deve attirare l’attenzione.

Wando è l’incarnazione di ciò.

Si mostra al pubblico come una figura lieve, legata all’intrattenimento, ispirata al mondo televisivo, ma dietro quella maschera ironica e vivace si nasconde qualcosa di molto più enigmatico.

Se Marco e Livio rappresentano le mie radici ed Eternal il mio destino, Wando è il ponte che li unisci tutti e sussurra loro.

Nato in un momento di instabilità, dove ero inconsciamente ingabbiato in una realtà a tinte bianche e nere, ha accompagnato ogni mio passo verso l’uscita, unendo, creando equilibrio, trasformando idee in emozioni, verità in narrazione.

No, Wando non è solo un personaggio: è una presenza che osserva, che gioca, che dirige il ritmo della scena e trasforma difficoltà in sceneggiature.

Una figura analitica celata tra sguardi e sorrisi che deciderà quando l‘atto successivo potrà prendere forma e… chi potrà farne parte.

Così che, dopo gli inchini di saluto e mentre il sipario inizia a calare, verrà spontaneo chiedersi quanto di ciò che è stato mostrato fosse vero o semplicemente recitato.

Perché nel mio show, realtà e finzione danzano all’unisono.

E talvolta, il confine tra le due è talmente labile, che tutto diventa solo una questione di… regia.

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